Friday 5 May 2012

Umberto Veronesi

Umberto Veronesi
Umberto Veronesi
Umberto Veronesi (Milano 1925), oncologo italiano. Dopo la laurea in medicina, conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, ed alcune esperienze di ricerca in Inghilterra e in Francia, entrò all’Istituto dei Tumori del capoluogo lombardo per dedicarsi allo studio delle malattie tumorali. Questo ambito di ricerca ha costituito il fulcro di tutta la sua attività professionale e gli è valso un notevole prestigio in ambito internazionale.

Dopo avere mantenuto per quasi un ventennio la direzione dello stesso istituto, dal 1995 è alla guida dell’IEO (Istituto europeo di oncologia di Milano). Nel corso della carriera, Veronesi è stato insignito di cinque lauree honoris causa in medicina.

Fondatore della Scuola europea di oncologia (1982) e presidente dell’Unione internazionale di oncologia fino al 1982, e inoltre presidente dell’Organizzazione europea per le ricerche sui tumori tra il 1985 e il 1988, nel 1993 fu nominato nella commissione governativa incaricata di redigere un programma nazionale contro il cancro. Nel 2000 divenne ministro della Sanità (attuale Ministero della Salute); durante il suo mandato si fece promotore di campagne riguardanti due temi sui quali ha a lungo focalizzato la sua attenzione: la lotta al tabagismo e la prevenzione sanitaria delle malattie oncologiche attraverso un’alimentazione corretta. Inoltre, Veronesi ha dato particolare attenzione alla ricerca sui melanomi.

Nella chirurgia oncologia è stato pioniere di nuove tecniche per la cura dei tumori della mammella; in particolare, è noto per la “tecnica della quadrantectomia”, con cui si rimuove solo una parte del seno e se ne risparmia la totale ablazione, tecnica considerata una vera e propria rivoluzione in questo ambito chirurgico; inoltre, per la recente “tecnica del linfonodo sentinella”, che si basa sull’individuazione e la biopsia del linfonodo che riceve per primo la linfa dalla regione in cui si trova il tumore mammario, allo scopo di valutare l’eventuale diffusione del tumore ai linfonodi ascellari, evitando di asportarli se non ve n’è effettiva necessità.