| Dibattito sul tempo |
MILANO - Il tempo resta un ostacolo per unificare le principali teorie del Novecento che spiegano i fenomeni dell’Universo. E sarà il tempo, infatti, il file rouge del Festival della scienza di Roma che si terrà dal 19 al 22 gennaio all’Auditorium Parco Musica. Se per la teoria della relatività il tempo si può contrarre e dilatare, per la meccanica quantistica non relativistica, che considera l’infinitamente piccolo, è ancora una misura assoluta rilevabile con un orologio universale che mette in fila gli eventi. Come mettere d’accordo queste due teorie? Per conciliarle è nata la teoria delle particelle elementari che assoggetta il tempo alle leggi della relatività. Un’altra delle tante altre ipotesi è far sparire la variabile tempo e inglobarla nello spazio, come vuole la recente teoria della gravità quantistica a loop.
FESTIVAL SCIENZA - Intorno a questo concetto al Festival della scienza si susseguiranno letture magistrali, dibattiti, incontri, nonché mostre e spettacoli che cercheranno di dare una risposta a una delle più ambite domande di tutti i tempi: che cos’è davvero il tempo? È la quarta dimensione che trascende ciò che tocchiamo o vediamo o è un utile artefatto per classificare gli eventi in un passato, presente e futuro? È una misura reale o un espediente degli scienziati per costruire le loro teorie? Difficile dare una risposta univoca.
IL TEMPO NEL TEMPO - Nell’antichità, quando la scienza era ancora un tutt’uno con la filosofia, le interpretazioni sono state le più disparate. Secondo Eraclito il tempo era un divenire che sempre muta e si rinnova, per Platone una caratteristica delle cose caduche, per Aristotele la misura del movimento o della quiete delle cose e per sant’Agostino viveva nell’anima di ciascuno di noi, tanto che il futuro è ciò a cui l’anima aspira, il passato è ciò che ha superato e il presente è la spirituale tensione del passaggio dell’uomo vecchio all’uomo nuovo. Un punto fermo a queste divagazioni lo mise Galileo Galilei che per primo considerò il tempo una quantità misurabile, essenziale per mettere ordine nell’attività del cosmo.
SCORRE IN AVANTI - A spazzar via l’idea che il tempo possa essere una semplice illusione, una creazione dell’uomo per cogliere l’eternità, è stato tuttavia Newton. Per lui il tempo è lì, è un’unica entità per ognuno di noi che scorre sempre uguale indipendentemente da come la si misura. È una misura assoluta e la sua freccia può andare sia avanti e sia indietro, proprio come lo scontro tra due palline: se lo si riprendesse con la cinepresa e si mandasse all’indietro il film, nessuno distinguerebbe il verso dell’evento. Ciò significa che è possibile tornare giovani una volta che si è invecchiati annullando il tempo del trascorrere degli anni? «Secondo Ludvig Boltzmann, padre della fisica statistica, non è impossibile ma è altamente improbabile», ricorda Giuseppe Mussardo, professore ordinario di fisica teorica alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa). «Un conto è infatti riguardare all’indietro lo scontro tra due palline e un altro quello di dieci palline: la probabilità che queste ultime ritornino al loro punto di partenza non è zero ma un numero infinitamente piccolo». E questo vale anche per i miliardi di particelle del nostro corpo. È praticamente impossibile metterle d’accordo tutte e coordinare i loro atti per riportarle a essere come lo erano anni addietro: per loro la freccia del tempo può andare solo avanti.
RELATIVO - A slegare il tempo dall’essere una dimensione assoluta e a legarlo all’individualità è stato Albert Einstein. Stando alla sua teoria della relatività ristretta, è lecito parlare del mio tempo, del tuo tempo o del suo tempo. Il tempo non scorre infatti uguale per tutti e il suo valore dipende dalla velocità dell’osservatore: il suo incessante avanzare rallenta per esempio per chi viaggia sul treno rispetto a chi sta a terra. Per Einstein il tempo diventa addirittura una variabile dinamica che, nello step successivo della sua teoria, cioè della relatività generale, si coniuga con la gravità, quindi con l’energia, la materia. «Secondo Einstein il tempo si fermerebbe in presenza di grandi ammassi di materia come quelli dei buchi neri del nostro universo», spiega Mussardo. Ciò porta a concludere che, seppure in maniera infinitesima, passa più velocemente per esempio per chi abita in montagna piuttosto che in pianura, per chi vive all’Aquila rispetto a chi sta a Venezia.
OSTACOLI - Secondo la recente teoria della gravità quantistica a loop, una stella che c’era ieri e oggi non c’è più in realtà esiste ancora perché i suoi frammenti sono andati a occupare infinitesimi spazi. «Una sintonia tra i diversi credi non si è tuttavia ancora raggiunta, neppure mettendo di mezzo la teoria delle stringhe, che ritiene la materia non puntiforme bensì estesa come una corda», aggiorna Mussardo. Che cos’è dunque per quest’ultima teoria il tempo? Una variabile che regola la vibrazione delle stringhe. Si è dunque punto e a capo.
ESISTE DAVVERO? - Domandarsi che cos’è il tempo non è proprio come chiedersi se esista davvero. Ammettere che non sia un concetto astratto è infatti come sostenere che possano esserci mondi multipli, viaggi nel tempo o l’immortalità. Gli stessi romanzi, i racconti e la storia non avrebbero ragione di essere se non potessimo contare gli anni che passano. In un universo probabilistico come è il nostro, dove nulla è certo ma tutto è possibile, ci stanno tuttavia anche i nostri interrogativi. Il tempo dunque esiste? «Sì, esiste ed è una variabile importante per studiare tanti fenomeni», rassicura Mussardo. È una variabile oggettiva ma non assoluta che, come sappiamo, lascia spazio alla nostra interpretazione. Non a caso per chi è depresso il tempo non passa mai, mentre per chi fa un lavoro che piace sembra essere sempre troppo poco. Esiste dunque un tempo percepito, quello che ci fa descrivere a modo nostro un cambiamento, una trasformazione e ci fa codificare l’irreversibilità. Esiste perché c’è qualcosa al di fuori di noi che ci consente un confronto, che altro non è che il Sole con il suo sorgere e tramontare.
Manuela Campanelli: Fonte Corriere della Sera