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E adesso Bill Gates manda i computer a caccia di zanzare


di Francesca Caferri - Venerdì di Repubblica 22 luglio 2006

Sono quelle che trasmettono la febbre dengue e la malaria. Ma mister Microsoft finanzierà anche la ricerca su vaccini che non hanno bisogno di frigo e profilattici anti-Aids per donne. Tutte idee che hanno appena vinto una gara. Di genio e solidarietà.
450 milioni di dollari la cifra donata dalla Fondazione Gates alla Grand Challenges Iniziative.
Bill Gates - ospedale di Andhra Pradesh
Bill Gates - ospedale di Andhra Pradesh
VACCINAZIONI A RISCHIO: Uno dei progetti scelti da Gates studia vaccini che non hanno bisogno di frigo: essenziali nei paesi africani.

II prossimo successo targato Bill Gates potrebbe non essere un nuovo e più potente sistema operativo per computer, ma una zanzara. O meglio, la morte di una zanzara. Verrebbe uccisa da una modifica genetica trasmessale da un batterio. E sarebbe una svolta epocale, quasi quanto l'informatizzazione di massa targata Microsoft. La zanzara in questione, infatti, è una serial killer, con un unico programma in memoria, mortale: trasmette malattie come la febbre dengue e la malaria. Fermarla potrebbe essere, per Mr. Gates, il più glorioso dei traguardi raggiunti finora. Per combattere la sua personale battaglia alla zanzara della dengue, così come alla pertosse che uccide ogni anno almeno 200 mila neonati e alla denutrizione che nel 2004 ha portato al cimitero 11 milioni di bambini sotto i cinque anni, l'uomo più ricco del mondo ha scelto il campo che gli è più congeniale: la tecnologia. E per vincere ha sfoggiato la sua arma migliore: i soldi. Tanti, tantissimi soldi, molto più di quanto un qualunque Paese in via di sviluppo potrebbe permettersi di spendere: 450 milioni di dollari, a voler essere precisi. A tanto ammonta la cifra destinata dalla Bill and Melinda Gates Foundation, l'ente benefico del patron della Microsoft e signora, da anni in testa alla classifica mondiale dei donatori privati, alla Grand Challenges in global health, un'iniziativa voluta insieme con l'associazione Wellcome Trust e l'istituto canadese di ricerche mediche Cihr, per studiare metodi per battere le 14 maggiori emergenze sanitarie del mondo. Il risultato della Grand Challenges, tenuta a battesimo due anni fa, è da qualche settimana sotto gli occhi di tutti: 436,6 milioni di dollari di finanziamenti sono stati assegnati a 43 fra i più innovativi progetti di ricerca a livello mondiale in campo medico. Si va da esperimenti per creare vaccini che possano essere conservati senza refrigerazione, a metodi per rendere più nutritiva la cassava (una radice di cui si nutrono 250 milioni di persone in Africa), a test diagnostici in grado di individuare più malattie in un'unica volta: progetti che non avevano trovato un finanziatore, e che ora, con l'intervento del Paperone-Robin Hood della Microsoft, potrebbero diventare realtà. "E’ scioccante quanto poco si faccia ricerca sulle malattie che affliggono i Paesi più poveri del mondo" ha spiegato Gates. "Io credo che sostenendo la capacità di creare innovazione scientifica possiamo cambiare la faccia dell'emergenza sanità nei Paesi in via di sviluppo e salvare milioni di vite". Parole che suonano già sentite, ma che colpiscono in pieno un nervo scoperto nella coscienza dell'Occidente: secondo i dati della Dndi (Drugs for neglected disease initiative), ogni giorno nel mondo 35 mila persone muoiono di "malattie dimenticate": tubercolosi, malaria e Aids, ma anche lebbra, malattia del sonno, febbre dengue e morbo di Chagas. Eppure, dei 1393 farmaci sviluppati fra il 1975 ed il 1999 dall'industria farmaceutica mondiale solo 13 (l'uno per cento) sono indicati per queste malattie. Su questi dati Gates e i suoi partner hanno deciso di agire. Nel 2003 hanno lanciato la Gran Challenges Initiative e dato carta bianca a un comitato di scienziati di tutto il mondo guidati dal premio Nobel per la medicina Harold Varmus: a loro è toccato il compito di individuare le 14 sfide più urgenti su cui concentrarsi. La selezione è stata condotta attraverso le più di mille idee arrivate da scienziati ed esperti dì salute di tutto il mondo: la lista finale si pone obiettivi come quello di sviluppare vaccini specifici per l'infanzia, possibilmente monodose, studiare il modo di fermare la trasmissione di malattie attraverso gli insetti, creare più moderni farmaci per vecchi malanni (come la malaria), mettere a punto metodi di diagnosi rapida e semplice per Paesi con sistemi sanitari arretrati.

Pubblicata la lista sulla rivista Science nell'ottobre 2003, e spiegata l'intenzione di finanziare ricerche attinenti alle 14 emergenze, il comitato della Grand Challenges non ha dovuto far altro che aspettare: in pochi mesi sono arrivati più di 1500 progetti da 75 Paesi del mondo. Ne sono stati selezionati 43, da 33 laboratori: la maggior parte sono americani, ma ci sono anche australiani, coreani, inglesi, tedeschi, giapponesi e spagnoli. Di italiani, purtroppo, nemmeno l'ombra.
Noi italiani ci distinguiamo con i burocrati alla Mario Monti che multano la Microsoft perché include nei suoi sistemi operativi Windows Media Player. Perché questi Soloni non provano ad applicare la stessa stupidità alle case automobilistiche, multando Bmw, Mercedes o Fiat che montano di serie le autoradio?
E pensare che qualcuno vorrebbe questi tromboni alla guida del centro sinistra.. Dio ci scampi dalle loro flatulenze sul libero mercato. (Ndr)

I progetti vincitori sono un omaggio all'inventiva. Il dottor Abraham Sonenshein della Tuftsa university school of medicine, Stati Uniti, studierà la possibilità di creare vaccini che non abbiano bisogno di essere conservati in frigorifero per essere efficaci: una questione di vita o di morte per chi abita in aree dove l'energia elettrica non arriva. Scott O'Neill, dell'università del Queensland, Australia, guida invece il gruppo di lavoro che si occupa delle famigerate zanzare. Tenterà di modificare geneticamente un batterio che naturalmente infetta gli insetti portatori di dengue: se fosse più potente, e riuscisse a ucciderli prima che raggiungano la fase della maturità - necessaria per tra-smettere il virus - si rivelerebbe un'arma potentissima per combattere una malattia che ogni anno infetta cento milioni di persone portando forti febbri, emorragie interne e infine la morte. E ancora: Robin Shattock della St. George's university di Londra studierà un vaccino anti Aids al femminile. Partendo dall'idea che per la maggior parte delle donne - il 50 per cento dei sieropositivi al mondo, più del 60 in Africa - il punto di ingresso dell'Hiv è la vagina, Shattock cercherà di sviluppare un vaccino che verrebbe rilasciato attraverso anelli di silicone o gelatina, simili ad alcuni anticoncenzionali già in uso, inseriti appunto nella vagina. A usarli potrebbero essere le donne delle fasce più a rischio, che in questo modo sarebbero in grado di attaccare il virus al primo contatto con il corpo. Senza contare il fatto che potrebbero essere loro e non il partner, come accade con il preservativo, a essere soggetti attivi nella prevenzione. La lista potrebbe proseguire: comprende metodi per modificare geneticamente i cibi tipici dei Paesi a rischio denutrizione e piani di sviluppo per procedure mediche in nazioni senza un affidabile sistema sanitario. Colonialismo della tecnologia e decisionismo dei ricchi sui poveri, come hanno gridato alcuni? Forse, ma all'iniziativa di Gates va riconosciuto un merito: è concreta e va a colmare vuoti di decenni. Un vantaggio non da poco, visti i tempi.
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