Bill Bryson - Breve storia di (quasi) tutto
Tea Libri.
| Bill Bryson |
Sebbene crescano discretamente in un cimitero assolato, prosperano soprattutto in ambienti dove nessun altro organismo vivrebbe volentieri: sulle cime delle montagne battute dal vento come nelle distese artiche, ovunque ci sia ben poco a parte rocce, pioggia e freddo, nella quasi totale assenza di competizione.
In alcune aree dell’Antartide, dove praticamente non cresce nient’altro, si trovano vaste distese di licheni — quattrocento tipi diversi — devotamente attaccati a ogni singolo centimetro di roccia sferzata dal vento.’
| Breve storia di (quasi) tutto |
Come la maggior parte delle creature che prosperano in ambienti ostili, i licheni crescono lentamente. Possono impiegare anche più di mezzo secolo per diventare grandi come il bottone di una camicia. Pertanto, scrive David Attenborough, queffi che raggiungono le dimensioni di un piatto da tavola devono avere « centinaia, forse anche migliaia di anni ». Difficile immaginare un’esistenza meno appagante. « Si limitano a esistere » aggiunge Attenborough, « testimoniando che a quanto pare la vita, anche al suo livello più semplice, trova motivazione in se stessa.»
E facile lasciarsi sfuggire quest’idea - che la vita, semplicemente, esiste. In quanto esseri umani abbiamo una naturale tendenza a credere che essa debba avere uno scopo. Noi abbiamo progetti, desideri e aspirazioni. Vogliamo sempre trarre un vantaggio dall’inebriante esistenza che ci è stata concessa. Ma per un lichene che cos’è la vita? D’altra parte, il suo impulso a esistere, a essere, è in tutto e per tutto forte quanto il nostro, se non di più. Se mi dicessero che devo trascorrere decine e decine di anni sotto forma di crescita lanuginosa aggrappata alle rocce di un bosco, credo che perderei la voglia di vivere. I licheni no. Come quasi tutti gli esseri viventi, sopporteranno ogni difficoltà, resisteranno a ogni insulto, pur di avere un solo istante di vita in più. Per farla breve, la vita vuole solo esistere. Però - e questo è interessante - nella maggior parte dei casi non ha grandi pretese.
Questo forse è un po’ strano, giacché la vita ha avuto moltissimo tempo per sviluppare delle ambizioni.
Se immaginiamo di comprimere i quattromilacinquecento milioni di anni di storia della Terra in una normale giornata di ventiquattro ore, la vita compare molto presto, intorno alle quattro del mattino, con l’emergere dei primi semplici organismi unicellulari.’ Poi, però, non fa altri progressi per le sedici ore successive. Fino alle Otto e mezzo di sera - quando cinque sesti della giornata sono ormai già trascorsi - la Terra non può mostrare all’universo che un’irrequieta pellicola di microbi. Poi, finalmente, compaiono le prime piante marine seguite, venti minuti dopo, dalle prime meduse e dall’enigmatica fauna di Ediacara scoperta da Reginald Sprigg in Australia. Alle nove e quattro minuti, i trilobiti irrompono sulla scena seguiti più o meno immediatamente dalle eleganti creature degli scisti di Burgess. Appena prima delle dieci, dal terreno cominciano a spuntare le piante. Subito dopo, quando rimangono solo due ore, compaiono le prime creature terrestri.
Grazie a una decina di minuti caratterizzati da un clima mite, alle dieci e ventiquattro la Terra è coperta dalle grandi foreste del Carbonifero dai cui residui deriva tutto il nostro carbone, e sono evidenti i primi insetti alati. I dinosauri arrancano sul palcoscenico un po’ prima delle undici e tengono banco per circa tre quarti d’ora. Quando mancano ventuno minuti alla mezzanotte, si estinguono e comincia l’era dei mammiferi. Gli esseri umani compaiono un minuto e diciassette secondi prima della mezzanotte. Su questa scala, tutta la nostra storia non coprirebbe che qualche secondo. Una vita umana, forse, neanche un istante. Durante questa giornata così accelerata, i continenti vanno alla deriva e cozzano fra loro a una velocità di sicuro poco prudente. Le montagne si alzano e si fondono, i bacini oceanici si formano e scompaiono, i ghiacci avanzano e si ritirano. E in tutto questo, all’incirca tre volte al minuto, da qualche parte sul pianeta il lampo di luce di una lampadina segnala l’impatto di un meteorite grande come quello di Manson, se non di più. E un miracolo che qualcosa riesca a sopravvivere in un ambiente tanto instabile e bersagliato. Effettivamente, non furono in molte le creature che sopravvissero a lungo.
Forse un modo ancor più efficace per renderci conto di quanto sia recente la nostra comparsa in scena, in uno scenario esistente da 4,5 miliardi di anni, è allungare al massimo le braccia e immaginare che l’apertura delle nostre braccia rappresenti l’intera storia della Terra. Secondo quanto afferma John McPhee nel suo Basin and Range, su questa scala la distanza fra la punta delle dita di una mano e il polso dell’altra corrisponde al Precambriano. Tutta la vita complessa sta in una mano, «e con un solo colpo di limetta per le unghie si potrebbe spazzare via l’intera storia umana». Per fortuna quel momento non è arrivato, ma ci sono ottime probabilità che arrivi in futuro. Non è mia intenzione inserire una nota deprimente proprio a questo punto; sta di fatto che l’estinzione è un’altra delle qualità peculiari della vita sulla Terra. La vita si estingue, in modo regolare. Nonostante tutto il gran daffare che si danno per assemblarsi e preservarsi, le specie sfioriscono e muoiono con una straordinaria regolarità. Non solo: più complesse diventano, più velocemente sembra che si estinguano. Forse questo è proprio uno dei motivi che spiegano come mai moltissime creature non siano troppo ambiziose.