| Due lune |
Uno dei tanti misteri che accompagnano la Luna è la sua «doppia faccia» che mostra: lieve e distesa in grandi «mari» quella che vediamo; scavata e tormentata da crateri quella che solo le sonde interplanetarie riescono a rivelarci perché a noi invisibile.
TEORIA - Comunque, finora la teoria più accreditata sulla nascita di Selene ci racconta che un corpo cosmico della dimensione di Marte si è scontrato con la Terra e il tremendo impatto sollevò una tale qualità di materia sufficiente a formare dopo un lento coagulo la Luna che vediamo. In seguito elaborando questa idea si aggiunse che addirittura erano due le lune scaturite dal violento evento. La seconda era più piccola, con una massa pari a un terzo della sorella maggiore e un diametro di mille chilometri. Inoltre poteva trovarsi in uno dei famosi punti di Lagrange dove le forze di gravità di Terra, Sole e Luna si equilibrano creando una tranquilla zona in cui sostare indisturbati. Talvolta per questa ragione inviano in quel luogo dei satelliti. Ma dove è finita la seconda? E in che modo sarebbe scomparsa?
DOPPIA FACCIA - Ora due scienziati, Erik Asphaug dell’Università di California-Santa Cruz e Martin Jutzi dell’Università di Berna in Svizzera, raccontano sulla rivista britannica Nature di alcuni loro studi fondati su relative simulazioni che cosa sarebbe accaduto e il perché. La spiegazione parte dalla doppia faccia della Luna e la risposta ne spiegherebbe i motivi. La formazione delle due lune che viaggiavano sulla stessa orbita intorno alla Terra richiedeva milioni di anni e intanto, a causa degli effetti di marea, entrambe migravano, allontanandosi. Finché nel gioco delle forze gravitazionali il Sole faceva sentire il suo effetto rendendo instabile il punto di Lagrange dove si trovava la luna più piccola. Questo, non solo ne provocava l’uscita ma ne favoriva anche lo scontro con la sorella maggiore. Così le cadeva addosso lentamente precipitando sulla faccia nascosta. All’epoca la superficie della grande Luna era ricoperta da magma fluido e l’impatto con relativa fusione faceva schizzare quello esistente sulla faccia nascosta sull’altra faccia rivolta verso la Terra. In tal modo si spiegherebbe sia la grande diversità morfologica delle due superfici e la ricchezza di potassio, terre rare e fosforo nei grandi «mari» che osserviamo. Inoltre si capirebbe anche perché la crosta della faccia nascosta è più spessa di una cinquantina di chilometri.
SONDE - Insomma la storia sarebbe andata in questo modo secondo le simulazioni nei computer. Ma, ancora una volta, indizi più precisi li dobbiamo aspettare dalle sonde spaziali. La coppia delle Grail della Nasapartirà in settembre proprio per indagare la natura della Luna e quello che accadde miliardi di anni fa attraverso la misura della gravità. Ma molto di più si potrebbe comprendere – dicono i due scienziati – analizzando direttamente in laboratorio campioni di suolo selenico. Ma questa è un’impresa più complicata e costosa. E per il momento alcuna agenzia spaziale ha nulla del genere in programma.
Giovanni Caprara - Corriere della Sera
The diagram provided by Martin Jutzi and Erik Asphaug, University of California, Santa Cruz via Nature shows a simulation of four stages of a collision between the Moon and a companion moon, four percent of the lunar mass, about 4 billion years ago. Earth once had a second moon, until it made the fatal mistake of smacking its big sister, some astronomers now theorize. For awhile when the Earth was young, it had a big moon, the one you see now, and a smaller “companion moon” orbiting above. Then one day that smaller moon collided into the bigger one in what astronomers are calling the “big splat.” (AP Photo/Martin Jutzi and Erik Asphaug, University of California, Santa Cruz via Nature)